Sa genti arrubia, il popolo dalle ali rosse. I fenicotteri e la Sardegna: una storia millenaria di natura, bellezza e leggende.

Una delle immagini più affascinanti della Sardegna, una di quelle che tutti conservano come un ricordo indelebile è questa: un piccolo specchio d’acqua bordato di vegetazione palustre, al centro un gruppo di snelli, elegantissimi trampolieri bianchi, con le ali ripiegate, il becco e le zampe di un colore rosa acceso intenso. Sono i fenicotteri: vederli riempie di meraviglia.
Proprio quando aprono le ali, in quel lampo di rosso, si capisce l’origine dei tanti nomi con cui sono conosciuti in tutto il mondo.
Fenicotteri, cioè, dal greco “quelli dalle ali rosse”, flamant in francese o flamingo in spagnolo e in inglese, cioè “fiammeggianti”. Sono nomi che riecheggiano la leggenda della fenice, il mitico uccello che brucia e rinasce dalle proprie ceneri.
Ma, se siete in Sardegna, li sentirete chiamare con un nome diverso, pieno di rispetto e che dà il senso di quanto siano una presenza costante nella nostra isola. Qui, si usa un nome che li include tutti: si chiamano “Genti Arrubia”, la gente rossa. Davvero vedendoli si pensa a una folla di persone. Sono alti circa un metro e mezzo, passeggiano con calma nell’acqua, emettono un suono come il chiacchiericcio continuo di una passeggiata domenicale. Il loro verso è in realtà abbastanza simile a quelle delle anatre, forse più pieno e profondo, ma da lontano la sensazione è quella di una animata conversazione in una lingua sconosciuta.

Anche nella nostra isola questi uccelli hanno dato origine ad alcune leggende. Una racconta che se un musicista ricavasse le sue launeddas dai femori di fenicottero, invece che da umili canne di palude, otterrebbe uno strumento fatato, dotato di immensi poteri. Per fortuna dei fenicotteri e degli ascoltatori che sarebbero soggiogati dalla musica magica, le launeddas sono prodotte solo con steli di canna e il loro unico potere magico è quello di produrre una musica affascinante.

In Sardegna i fenicotteri sono facili da incontrare. Ogni specchio d’acqua salmastra, ogni stagno e ogni laguna costiera possono ospitarli, e può accadere in ogni stagione dell’anno. I fenicotteri in realtà sono migratori, e dovrebbero viaggiare costantemente fra l’Africa e la costa nord del Mediterraneo. La nostra isola però è esattamente al centro di questo mare, e il suo clima è perfetto per la genti arrubia sia nel pieno dell’inverno che sotto il sole estivo.
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Negli stagni di Molentargius e delle Saline e nella laguna di Santa Gilla, che fanno da cornice alla città di Cagliari, i fenicotteri nidificano ogni anno, alla fine della primavera. In questa occasione dai colli della città si vedono letteralmente migliaia di esemplari, con i piccoli appena nati spennacchiati e color grigio spento, senza il bianco e il rosso che arriveranno solo con il tempo. È uno spettacolo che ci si aspetterebbe solo in Africa o nella Camargue, e che invece qui si può ammirare facilmente, a un passo dal centro.

Per i fenicotteri ogni laguna costiera dietro le spiagge è un rifugio e una fonte di cibo abbondante e sicura. Si cibano filtrando il limo del fondo, grazie al becco ricurvo, evoluto per fare da setaccio. Grazie alle zampe e al collo lunghissimo possono nutrirsi anche nell’acqua profonda quasi un metro, dove nessun altro uccello potrebbe farlo. Per questo li si incontra facilmente nella laguna di Chia, e negli altri specchi d’acqua salmastra lungo la costa, che dal loro punto di vista sono a pochi minuti di volo dagli stagni di Cagliari.
Gli spostamenti dei fenicotteri, da uno stagno all’altro e lungo la costa sono anch’essi spettacolari. I grandi uccelli decollano con una rincorsa sull’acqua, e si riuniscono in stormi che possono contare decine e decine di esemplari, disposti in una grande formazione a “V”. Volano tenendo distesi il collo e le zampe, tanto lunghi da produrre un volo ondeggiante. Spesso li si vede passare sopra la spiaggia di Chia, o sulla stessa città di Cagliari e mentre passano se ne sente, lontano ma distinto, il caratteristico verso, come se si chiamassero e si rassicurassero a vicenda.

La Sardegna per loro è un punto sicuro al centro del mare, un passaggio, una sosta, il luogo dove rimanere stanziali. Loro per la Sardegna sono un simbolo, una presenza familiare. Nei secoli hanno acquistato una confidenza rara, tanto che in alcuni specchi d’acqua si lasciano ammirare da pochi passi, senza bisogno di binocoli.

A Chia sono di casa. Sono il volto affascinante della natura, selvatici eppure vicini, pacifici e rispettati. Vederli significa sentire i millenni di migrazioni attraverso il mare, avere la sensazione di condividere qualcosa con i popoli che sono vissuti o approdati qui, e che hanno fatto parte della storia di questo mare.
Si sente che loro sono un popolo speciale, che rende magico ogni paesaggio in cui si posa, e si percepisce quanto sia appropriato il nome con cui li conosciamo qui: sa genti arrubia, il popolo rosso.
 
 
 
 
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